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Al Santa Maria Bambina lo sport come terapia per superare le disabilità

  04 04 2019    |    Tematiche: Politiche sociali e PLUS Sport e tempo libero    |    Io sono: Cittadino Disabile

Cinque federazioni affiliate al Comitato Italiano Paralimpico entreranno in punta di piedi in una struttura altamente all’avanguardia per dare un piccolo contributo ai pazienti affetti da gravi disabilità che attorniati da una equipe plurispecialistica lottano con tutte le forze per riacquistare i loro bisogni fondamentali in vista del reinserimento sociale.

Non è stato semplice stipulare un accordo con tutti i crismi tra il Centro di Cura e Riabilitazione Santa Maria Bambina di Oristano e il CIP Sardegna, ma solo perché la trafila burocratica talvolta è irta di ostacoli di ogni genere.

Entro il mese di aprile 2019 i fruitori dei tantissimi servizi offerti dal Centro, fondato oltre cinquant’anni fa, potranno scegliere la pratica sportiva a loro più congeniale (e in questo caso il parere dello staff medico sarà fondamentale) tra Tiro a Segno, Scherma, Tiro con L’arco, Pesistica e Tennistavolo. Saranno seguiti settimanalmente da istruttori specializzati provenienti dalle cinque federazioni coinvolte (UITS, FIS, Fitarco, FIPE e FITET) che utilizzeranno le attrezzature sportive messe a disposizione dal CIP, necessarie per impostare il miglior percorso riabilitativo e motivazionale volto al loro recupero psico-fisico.

Il direttore sanitario del Centro Tomas Dore ha da subito sposato l’iniziativa perché ha bene a mente potenzialità e autorevolezza del Comitato paralimpico sulla valorizzazione del disabile sportivo. E ha ribadito come lo sport rientri a pieno titolo tra i fattori che favoriscono la riabilitazione globale della persona. Ha evidenziato come gli esercizi fisici connaturati alle discipline stesse potranno essere monitorati costantemente grazie alle sofisticatissime apparecchiature in dotazione che saranno in grado di rilevare gli auspicabili progressi. E i dati affiorati saranno letti coralmente da medici, psicologi, pedagogisti arteterapisti, logopedisti, terapisti, che nel nome della interprofessionalità riusciranno a dare una valutazione attenta sulle nuove abilità motorie palesate.

L’ingresso delle federazioni è stato accolto con entusiasmo anche dal presidente della struttura, don Gianfranco Murru che vede nella collaborazione del CIP un’ulteriore offerta importante nella crescita psicologica dei pazienti.

Dello stesso avviso anche Paola Cannas rappresentante del Gruppo Operatori che quotidianamente, con professionalità, ma soprattutto tantissima umanità segue passo, passo il lungo sentiero della speranza percorso dai fruitori del centro.

Il presidente del CIP Sardegna Cristina Sanna aveva monitorato da semplice collaboratrice i primi passi verso la futura alleanza, ma ne aveva recepito immediatamente l’essenza: “Riesco a mettermi nei panni di coloro che subendo un brutto trauma devono trovare le forze per rimettersi in sintonia con la vita. Come in tanti sanno, praticare l’atletica seriamente ha rivoluzionato in positivo la mia esistenza. Spero che gli interessati non solo facciano registrare miglioramenti nel loro stato di salute, ma che alla lunga decidano di praticare la disciplina a loro più confacente, anche a livello agonistico. Solo mettendosi in discussione riuscirebbero a capire quanto sia vantaggioso sviluppare un umore positivo giorno dopo giorno”.

Il vice presidente vicario del CIP Sardegna Paolo Poddighe e il referente CIP del progetto Stefano Cau hanno scavato le fondamenta al progetto Riabilitazione Sport. “Ci siamo interfacciati con un centro riabilitativo modello che a livello nazionale può vantare un unico omologo – ha dichiarato Poddighe - anche perché non va assimilato alle funzioni delle unità spinali. Il Santa Maria Bambina è un punto di riferimento per la Sardegna su tutte le attività di recupero motorio e non esclusivamente di natura spinale. Il progetto si presta ad assecondare sia il lato paralimpico, sia quello olimpico”.

Da oristanese Stefano Cau ha avuto l’opportunità di approcciarsi alla struttura con maggiore assiduità e tutte le volte ne è rimasto piacevolmente colpito: “Qui le equipe mediche non lavorano semplicemente a fini riabilitativi – ha detto - ma fanno ricerca per individuare la soluzione più appropriata al caso clinico che li coinvolge. E per fare ciò ci vuole una motivazione molto forte. E poi sono sempre disponibili, si fanno in quattro pur di risolvere problemi anche di natura burocratica, dando prova di essere collaborativi ed efficienti. Inoltre mantengono linea improntata alla affettuosità nei confronti di chi è ospitato nella struttura”.

Grande soddisfazione per il progetto che prende piede anche da parte della municipalità oristanese che all’incontro era rappresentata dal vice sindaco Massimiliano Sanna e dall’assessore al turismo Stefania Zedda.

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