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Al via la riforma degli enti locali. Oristano città media

  12 02 2016    |    Tematiche: Istituzioni    |   

Al via in Sardegna il un nuovo sistema degli enti locali secondo quanto previsto dalla legge di riforma approvata dal Consiglio Regionale. 

La città di Oristano non sarà più capoluogo di Provincia, ma diventa “città media” in quanto comune con più di 30 mila abitanti. Non avrà neppure l’obbligo di far parte di una Unione di Comuni, ma, nel caso decidesse di farlo, costituirebbe con i Comuni associati una “rete urbana”, in pratica una Unione di Comuni senza alcuna diversificazione dalle altre se non quella di assicurare al Sindaco di Oristano la presidenza del nuovo ente.

Il processo di riforma prevede importanti cambiamenti nello scenario degli enti locali e delle funzioni che gli stessi dovranno svolgere. Diverse le tappe del percorso di riordino che, nelle linee generali, sono già indicate nella legge e coinvolgeranno tutti i soggetti istituzionali locali, dai Comuni alle Province, con quest’ultime che opereranno sino alla necessaria riforma costituzionale nazionale e al successivo referendum previsto per il prossimo autunno. Sin da subito saranno, comunque, soppresse le Province “regionali” (Gallura, Sulcis, Medio Campidano, Ogliastra) che diventeranno “zone omogenee” per l’erogazione dei servizi spettanti alle Province. 

Il cardine della riforma consiste nell’istituzione della Città Metropolitana di Cagliari e delle Unioni di Comuni, enti locali con autonomia normativa, organizzativa finanziaria, potestà statutaria e regolamentare. Per costituire una Unione di Comuni sarà necessaria la presenza di almeno quattro comuni e raggiungere una popolazione di almeno 10 mila abitanti. Tra le Unioni, si differenziano le Reti Urbane e le Reti Metropolitane.

La città di Oristano, dunque, non sarà più capoluogo di Provincia, ma diventa “città media” con facoltà di costituire con i Comuni associati una “rete urbana” che dovrà essere presentata alla Regione che dovrà adottare il piano di riordino territoriale per la definizione degli “ambiti territoriali ottimali” per la gestione delle funzioni. 

Alle Unioni saranno assegnate anche parte delle funzioni regionali ora delegate alle Province, mentre tutto è rimandato sulle funzioni provinciali fondamentali, quelle previste dalla legge statale n. 56 del 2014 (legge Delrio). Per ora rimarranno in capo agli enti intermedi, e solo successivamente alla riforma costituzionale dovranno essere assegnate ad altro soggetto istituzionale. Per queste funzioni di area vasta pare più che probabile un’acquisizione della stessa Regione, vista le oggettive  difficoltà a parcellizzare, per esempio, la viabilità provinciale.

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