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Consiglio comunale - Da giugno a Oristano l'imposta di soggiorno

  30 03 2019    |    Tematiche: Economia, attività produttive e lavoro Istituzioni Tasse e tributi Turismo    |    Io sono: Cittadino Imprenditore

Il Consiglio comunale di Oristano ha istituito l’imposta di soggiorno.

Ieri sera, con 14 voti a favore, 7 contrari e 1 astenuto, l’assemblea ha approvato il regolamento che ne definisce i tempi e i modi di applicazione.

All’Assessore al Bilancio Massimiliano Sanna il compito di illustrare la proposta: “L’istituzione dell’imposta serve per cercare di fare qualcosa per la città, per migliorare la qualità dei servizi e dell’offerta turistica e culturale. Abbiamo deciso di non aumentare la tassazione, ma per reperire le risorse necessarie a perseguire questo obiettivo abbiamo individuato lo strumento dell’imposta di soggiorno che non graverà sugli oristanesi, non sui residenti né sugli operatori, ma agirà attraverso un modesto contributo a carico dei turisti che soggiorneranno in città”.

“È stato un percorso lungo – ha aggiunto Sanna – caratterizzato da un confronto con gli operatori e le associazioni di categoria. Sono state sollevate tante problematiche e tanti problemi, abbiamo allargato la riflessione ai comuni di Cabras e San Vero Milis e oggi arriviamo a una sintesi di una proposta di regolamento che disciplinerà l’applicazione dell’imposta di soggiorno. Questa imposta ci aiuterà a risolvere anche il problema del sommerso, facendolo emergere anche chi oggi non paga le tasse come tutti. Questa è una scelta coraggiosa, non mi piace l’immobilismo. Stiamo facendo qualcosa per migliorare la città”.

L’imposta entrerà in vigore a giugno. Le somme dovute sono 2 euro per le strutture con un minimo di 4 stelle, 1,50 euro per quelle fino a 3 stelle, 1 euro per le strutture extra alberghiere e 50 centesimi per l’area sosta dei camper. Si pagherà fino a una massimo di 7 pernottamenti consecutivi. Sono esenti dal pagamento i bambini fino a 12 anni, i malati che devono sottoporsi a visite o trattamenti sanitari e un loro accompagnatore, i soggetti che alloggiano in strutture ricettive a seguito di provvedimenti adottati da autorità pubbliche per fronteggiare situazioni di carattere sociale o emergenze (calamità naturali o situazioni per le quali occorre un soccorso umanitario), volontari che prestano servizio in occasione di calamità, autisti di pullman e accompagnatori di comitive e gruppi organizzati, personale della polizia di stato e delle forze armate impegnate in attività di ordine e sicurezza pubblica, i lavoratori impegnati nelle strutture ricettive, gli studenti universitari fino ai 26 anni e quelli che partecipano a programmi come Erasmus presso i corsi di laurea attivi in città, i residenti nei comuni dell’area vasta di Oristano.
Per i contratti già stipulati è prevista una norma transitoria per escludere il pagamento dell’imposta per i contratti già stipulati.

“In quest’aula si respira un’atmosfera kafkiana – ha esordito Maria Obinu (PD) aprendo il dibattito -. Si parla di una nuova tassa, proposta da un sindaco e da un vice sindaco che due anni fa dicevano che si dovevano abbassare le tasse nonostante il sole 24 ore dicesse che Oristano è tra le città con le tasse più basse. Si sta penalizzando tutto il sistema della città: alberghi, ristoranti, b & b, attività commerciali. Perché un turista dovrebbe pagare di più rispetto all’anno passato? Cosa trova di diverso rispetto al passato, quali servizi nuovi ci sono per giustificare l’istituzione di questa imposta?”

Per Angelo Angioi (Forza Italia) “questa è una proposta che può essere migliorata. Ci sono 7-8 mesi di fase sperimentale, durante i quali vedremo quali effetti produrrà per le casse del Comune e poi si vedrà se occorrerà apportare dei correttivi”. Angioi ha quindi illustrato due emendamenti proposti dalla Commissione bilancio sul limite di 7 giorni per il pagamento dell’imposta (eliminando il vincolo stabilito per anno solare) e sui versamenti delle somme incassate dai gestori delle strutture ricettive che saranno trimestrali e non mensili.

“Non sono contraria alla tassa, ma lo sono in questo momento storico – ha detto Monica Masia (Sport, salute, volontariato, natura) -. Non siamo pronti, non siamo nelle condizioni di chiedere ai turisti una ulteriore somma perché non siamo in grado di offrire dei servizi in cambio del contributo che chiediamo loro. Dovremmo accogliere a braccia aperte i turisti e questa imposta costituisce un ostacolo. Le strutture ricettive sono carenti e a quelle che ci sono mettiamo i bastoni tra le ruote. I trasporti non funzionano, la città è sporca, buia, il salvamento a mare è limitato a un periodo troppo breve. Le proposte degli operatori meritano di essere approfondite”.

Per Efisio Sanna (PD) “questo tema non ha avuto l’istruttoria che merita. Gran parte dei posti letto derivano dalle seconde case e la gran parte di questi (il 70%) non sono dichiarati al fisco. La paura è che questa tassa la pagheranno in pochi e il gettito non sarà certo quello ipotizzato. Ne consegue che pagheranno solo i visibili e gli onesti, quelli che gestiscono le strutture ricettive. Non siamo contrari in senso assoluto a questa imposta, ma abbiamo forti perplessità: la stagione è alle porte, l’imposta porta poca ricchezza a questo territorio o peggio potrebbe risultare controproducente”.

“Oggi Oristano non è meta turistica, ha potenzialità ma non è una meta – ha concluso Sanna -. L’imposta di soggiorno deve essere una conseguenza di un ragionamento sul sistema turistico e non un punto di partenza”.

Secondo Andrea Riccio (Capitale Oristano) “la burocrazia e le imposte dovrebbero essere ridotte, stiamo andando in senso contrario. Oristano ha bisogno di attrarre turisti e non stiamo andando in questa direzione”.

“Oristano non è una destinazione turistica, ha qualche elemento di forte attrattività come la Sartiglia, ma non è una destinazione turistica – ha proseguito -. Il nostro è un turismo di livello medio e un euro al giorno per una famiglia di 4 persone inizia a pesare. Si stima un introito di 200 mila euro, ma quanto costa gestire questa imposta, agli operatori e al Comune”.

“È evidente che non ci sono le condizioni per applicare questa imposta – ha detto Patrizia Cadau (Movimento Cinquestelle) -. Bisognerebbe formulare una programmazione turistica, aprire un tavolo di confronto sul tema del turismo. Mancano le politiche attive del turismo, non è stato fatto niente che sia degno di questo capoluogo. La tassa di soggiorno ha un senso in quelle città che hanno fatto della politica turistica una filosofia che dura negli anni. Dobbiamo attrarre i turisti e per farlo dobbiamo fare l’esatto opposto dell’istituzione di una tassa”.

Annamaria Uras (Coraggio e libertà): “Bisogna riuscire a pianificare l’offerta turistica, proporre strategie: queste sono cose preliminari e propedeutiche all’imposizione di una tassa. Avremmo prima voluto capire cosa c’è di diverso dal passato per proporre una tassa. Con gli operatori si è parlato del regolamento ma non è stata pianificata una strategia turistica. Attualmente siamo carenti nei servizi primari, abbiamo migliorato la ricettività con bed and breakfast e agriturismo, ma siamo carenti da molti altri punti di vista (trasporti, spettacolo, musei). Prima proponiamo una nuova offerta turistica e poi istituiamo la tassa”.

Per Francesco Federico (indipendente) “l’approccio è sbagliato: l’introduzione di una nuova imposta non può essere un esperimento. La tempistica è sbagliata e frettolosa. Può sembrare che si voglia solo fare cassa. La stessa norma transitoria sui con tratti già sottoscritti crea solamente confusione. È necessario rinviare l’introduzione di questa tassa al prossimo anno solare, perché in caso contrario andrebbe a gravare non sui turisti, ma sugli operatori”. Federico ha contestato che l’imposta possa far emergere il sommerso: “Come potrebbe riuscirci? Chi lavorava in nero continuerà a farlo e pagherà solo chi è in regola. Occorre massima trasparenza su quanto viene incassato e come vengono utilizzate le somme”.

Antonio Iatalese (Forza Italia): “Dal dibattito è emerso che per attrarre turismo occorrono servizi, una città decorosa. È proprio questo che si vuole fare con questa imposta, recuperare risorse per rendere più decorosa e accogliente la città. Uno o due euro a testa non influiscono sulla scelta di una destinazione turistica, influiscono i trasporti, la professionalità degli operatori, la qualità delle strutture turistiche”.

“Il tavolo di concertazione è un tavolo aperto a cui sono invitati gli operatori per portare idee e suggerimenti – ha detto Danilo Atzeni (Rinnovamento oristanese) -. Questa non è una imposta che grava sulle imprese, serve per incrementare i flussi turistici in città. Oggi si sta denigrando la nostra città, un obolo di uno o due euro per rendere più pulita Torre Grande o per offrire un altro servizio non è un sacrificio poi così grande”.

Per Giuseppe Puddu (UDC) “è mancata la condivisione. Prendo atto che ci sono stati incontri, ma è mancata la condivisione con il consiglio comunale che avrebbe potuto dare suggerimenti e contributi per migliorare il regolamento. Questo regolamento nasce contemporaneamente anche nei paesi limitrofi e questo è un fatto importante che dà più forza anche a Oristano”.

Il dibattito è stato chiuso dal Sindaco Andrea Lutzu: “Oristano è una città turistica, non è una meta, questo è vero, ma si lavora perché lo diventi. La programmazione territoriale, a detta dell’ex assessore regionale Paci, è un master plan territoriale. E lo è con molti interventi che puntano a rendere il territorio più appetibile dal punto di vista turistico”.
“Nel corso del dibattito, questa sera, quasi tutti i consiglieri non si sono detti contrari alla tassa di soggiorno, ma hanno manifestato dubbi sulla tempistica. Ma è importante osservare che questa imposta serve a potenziare i servizi. Oristano non ha i servizi di altre città, ne ha, occorre migliorarli e magari prevederne altri e con le risorse che si incasseranno si potrà fare. Per quanto riguarda le richieste fatte dagli operatori non può passare inosservati che tre proposte sulle cinque avanzate sono state sono già nei fatti”.

Dei 6 emendamenti proposti sono stati approvati i due della Commissione sui sette pernottamenti e i versamenti trimestrali, respinto quelli della minoranza sul limite del 30% di utilizzo del gettito per un unico intervento, sull’esenzione dei viaggiatori per motivi di lavoro e sullo sconto del 50% per i mesi invernali, mentre ha approvato quello della minoranza sulla pubblicazione sul sito internet istituzionale degli interventi realizzati con le somme incassate con la tassa di soggiorno. 

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