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Oristano e Palmas Arborea si oppongono al termodinamico a San Quirico

  28 12 2017    |    Tematiche: Ambiente e decoro urbano Economia, attività produttive e lavoro Istituzioni    |    Io sono: Cittadino

Oristano e Palmas Arborea sollevano la voce ed esprimono ancora una volta un parere nettamente contrario al progetto per la realizzazione di un impianto termodinamico a San Quirico.

Ieri sera lo hanno fatto con l’autorevolezza dei due consigli comunali, riuniti in seduta congiunta a Palazzo degli Scolopi, che hanno votato all’unanimità una delibera che ribadisce la contrarietà al progetto della San Quirico Solar power e chiede al Presidente della Regione e all’Assessore regionale all’ambiente di attivare tutte le procedure, anche presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, per bloccare l’iniziativa industriale.

“È la quarta volta che discutiamo questo argomento in consiglio comunale – ha detto il Vice Sindaco di Palmas Arborea Costantino Sanna -. Siamo contrari perchè buona parte dei danni ricadrebbero sul territorio del comune di Palmas. La qualità dell’aria e quindi della vita ne risentirebbe pesantemente a causa delle polveri sottili prodotte dall’impianto. Chiediamo un intervento della Regione e un interpello al Consiglio dei ministri così come è stato fatto per l’impianto di Gonnosfanadiga”.

“È paradossale che siamo riuniti oggi, dopo che nei giorni scorsi la Regione ha espresso soddisfazione per la bocciatura dell’impianto di Gonnosfanadiga – ha aggiunto il Sindaco di Oristano Andrea Lutzu -. Oggi da quest’aula deve venire fuori un parere politico dei due consigli comunali. Non è accettabile che un ente locale non possa decidere della propria sorte, non possa decidere che un impianto termodinamico di impatto medio basso possa essere ubicato nel proprio territorio. Da parte mia farò tutte le azioni possibili e immaginabili affinchè questo impianto non si realizzi”.
“Sono successe cose poco chiare in questo procedimento che è andato avanti nonostante tre delibere del consiglio provinciale e dei consigli comunali di Oristano e Palmas Arborea - ha proseguito Lutzu -. Adesso inizia iter dell’autorizzazione unica ed è giusto essere realisti: in quella sede, nelle conferenze di servizi ci si esprimerà tecnicamente, ma questo non ci impedirà di far sentire la nostra contrarietà. Chiediamo che la Regione si pronunci e attivi procedura come per l’impianto di Guspini e Gonnosfanadiga”.

Durante il dibattito unanime è stata l’opposizione al progetto e forti le critiche sulla scelta dell’ubicazione, sulle caratteristiche dell’impianto, sulla posizione della Regione e sulle norme che impedirebbero alle comunità locali di far pesare la loro posizione attraverso le istituzioni del territorio.

Per Patrizia Cadau (Movimento Cinquestelle) l’impianto è un ecomostro che non garantisce posti di lavoro, non porta ricchezza e non assicura sviluppo: “Questa operazione non è voluta da noi, dai nostri cittadini, dalle nostre imprese, dal nostro territorio, non lo vogliamo. Vengono a stuprare 77 ettari del nostro territorio per una semplice speculazione”.

Angelo Angioi (Forza Italia) ha ricordato le caratteristiche principali dell’impianto che sorgerà su un’area di 77 ettari (43 ettari di campo solare e la parte restante riservata a servizi), la centrale a biomasse che serve per i periodi di fermo del campo solare e un investimento di 93,5 milioni di euro: “Il progetto riguarda una zona agricola, ma la nostra pianificazione urbanistica non consente impianti di quel tipo in quelle aree. Oggi dobbiamo esprimere una valutazione su questi temi ed è impensabile che si voglia escludere un’amministrazione comunale dalla realizzazione di impianti di questo tipo e di questa portata sul proprio territorio. La Regione utilizza metri diversi per valutare progetti simili nell'Isola”.

“Un impianto industriale dovrebbe trovare collocazione da altre parti e non in una zona agricola – ha detto Andrea Muru (fortza Paris) -. Sottrarrebbe grandi quantità d’acqua alle attività agricole. Il parere su impianti di questa importanza non può essere sovraordinati al parere delle popolazioni locali”.

“Purtroppo ancora una volta la città e il territorio vedono negati il proprio diritto all’autonomia e al governo del territorio – ha denunciato Veronica Cabras dei Riformatori Sardi -. Siamo sovrastati dai poteri forti e da una regione che non si fa portavoce degli interessi dei cittadini, ma costituisce lobby di interessi di pochi e non è rappresentativa degli interessi della cittadinanza. Questo è un tema importante soprattutto a livello politico, perché se l’ente locale fosse scavalcato in nome delle speculazioni si creerebbe un pericoloso precedente”.

Andrea Riccio (Capitale Oristano) ha ricordato che la “Sardegna è una grande esportatrice di energia elettrica: e allora a chi serve questo impianto? Io rivendico la vocazione agro pastorale del nostro territorio e le nostre produzioni agricole si vedrebbero sottrarre 117 mila metri cubi d’acqua”.

Anna Maria Uras (Coraggio e libertà) ha denunciato “l’inerzia dei politici nostrani che nulla hanno fatto per bloccare il progetto e far valere la posizione delle amministrazioni locali. Tutti hanno detto che questo intervento non serve al territorio, e allora perché lo si vuole fare? Nulla dei profitti di questa iniziativa resterà al nostro territorio. Dobbiamo far valere a nostra posizione e delle persone che rappresentiamo”.

Maria Obinu ha chiesto che la Giunta Lutzu revochi la delibera della Giunta Tendas per la convenzione con la Solar power mentre l’indipendente Francesco Federico ha proposto un ricorso al TAR per opporsi a un impianto industriale che sorge in area agricola. Le proposte dei due consiglieri trasformate in emendamenti alla delibera sono state votate e respinte dall’aula.

Dito puntato contro la Regione a cui, secondo Gigi Mureddu (Forza Italia), “della comunità oristanese e di quella di Palmas non frega niente e questo è chiaro nella delibera della Giunta regionale”.

Per Monica Masia (Sport, salute, volontariato, natura) si discute di un “progetto scellerato per tanti motivi: per le 18 buste paga a fronte di guadagni annui di 17 milioni di euro e per un inaccettabile impatto ambientale per consumo idrico e sfruttamento del suolo”.

Secondo Davide Tatti (Fortza Paris) “È impensabile che il nostro territorio a vocazione agricola possa essere deturpato in questa maniera”, mentre per Danilo Atzeni (Un’altra Oristano) “il territorio rischia di essere violentato a causa dell’inerzia della politica”.

Pollice verso anche da parte dei consiglieri comunali di Palmas Arborea: Giovanni Murredda che ha espresso parere favorevole alla delibera in discussione e Giuliano Corrias secondo cui “molti dimenticano che si parla di una zona dove sorge il parco del monte arci e di un’area sic dove nidificano tante varietà di uccelli”.

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