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Città

Inquadramento geografico e storico della città di Oristano

Oristano è situata al centro della vasta pianura del Campidano, lungo la costa sarda occidentale, nell'immediato entroterra del golfo che porta il suo nome a m 9 sul livello del mare (abitanti 32.076). L’ambiente presenta una notevole varietà paesaggistica, dalle spiagge sabbiose agli altopiani basaltici e agli scoscesi dirupi del Montiferru. L’insediamento dell’uomo nella zona del golfo fu garantito da un territorio particolarmente favorevole:
spiagge protette da insenature riparate dai venti, approdi facili e pescosi, zone erbose per allevare gli animali, terreni pianeggianti per la coltivazione e montagne con pinete ricche di legname. Gli stagni pescosi e l’abbondante selvaggina facilitarono, inoltre, la sopravvivenza dell’uomo nelle zone interne. 

Geologicamente, il territorio fu generato da sommovimenti vulcanici, cui seguì una lenta azione d'erosione causata dalle piogge e dai fiumi che riempirono la fossa campidanese originando l’attuale pianura. L’origine vulcanica del territorio è chiaramente riconoscibile dalla presenza di rocce laviche e di fenomeni termali presenti in molte località (ad esempio le acque di Fordongianus). Il suolo sabbioso e leggero è adatto ad ogni tipo di coltura. Immersa nel verde della macchia mediterranea, con palmizi, gelsomini e glicini fra le vie, le case e i palazzotti, la città conserva l’interessante zona del centro storico impreziosita da edifici, civili e religiosi, gotici e barocchi.

Profilo della città

La posizione geografica di Oristano è collegata alla storia del suo affermarsi come centro abitato, poiché il luogo è la sintesi di tre formazioni urbane più antiche: Tharros, città fenicia sulle coste del Sinis, importante centro di scambi commerciali, abitata da pescatori e contadini; Neapolis a sud-est di Capo Frasca, e Othoca presso l’attuale comune di Santa Giusta. Fra il VI e X secolo d.C. Tharros e Neapolis si spopolarono perché minacciate dalle incursioni dei pirati saraceni e contemporaneamente anche Othoca (attuale Santa Giusta) tramontava. Acquisiva, al contrario, maggiore rilevanza il nuovo insediamento urbano denominato Aristiane che, dal VI secolo, durante l’età bizantina, si era formato nei pressi della chiesa di Santa Maria Assunta, attuale Duomo della città. La configurazione della città si ultimò nel 1070, allorché le autorità politiche e religiose di Tharros si trasferirono definitivamente ad Oristano, che così divenne sede arcivescovile e capitale del giudicato d'Arborea.

Il periodo giudicale (sec. XI·1420) fu indubbiamente il momento di maggior splendore: i giudici - re d'Arborea si allearono con la repubblica marinara di Genova, e in seguito con quella di Pisa, preferendo poi - quando caddero gli altri giudicati sardi di Gallura, Torres e Calari - a causa delle eccessive pretese pisane, appoggiarsi alla Corona d’Aragona. Il regno d’Arborea rimase indipendente anche dopo il 1323, quando l’isola cadde in mano catalano-aragonese, dando inizio successivamente ad una dura guerra che portò il giudicato allo smembramento in vari feudi.

L’incessante tentativo di conquista territoriale della dinastia catalano-aragonese, poi confluita in quella castigliana nel 1479 con il matrimonio tra Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, pose fine anche all’ultimo giudicato sardo. I giudici d’Arborea furono sconfitti nella battaglia di Sanluri nel 1409, e nel 1410 il regno, conquistato, fu trasformato in Marchesato di Oristano. La Corona d’Aragona dominò in Sardegna fino al 1720, tre secoli in cui l’isola conobbe un periodo di stasi istituzionale e socioeconomica, per poi essere ceduta ai duchi di Savoia, con i quali iniziò una nuova fase di sviluppo parallela ad una crescente ripresa economica non solo dello Stato sardo ma anche, dal 1861, di quello nazionale italiano. Avendo riguadagnato dal 1974 il ruolo di capoluogo provinciale, la Oristano del Duemila si presenta come una città dove le stabili abitudini delle tradizioni contadine ben celano la necessaria energia per sostenere la nuova imprenditoria e la coscienza di un notevole potenziale turistico, unendo i toni pacati della vita di provincia ad una offerta di servizi adeguata alle esigenze del XXI secolo.

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