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Casa di Eleonora

 Indirizzo: Via Parpaglia - 09170 Oristano

Sull’attuale via Parpaglia, una delle vie che si aprono a ventaglio dalla vicina Torre di S. Cristoforo, prospetta la “Casa di Eleonora”, cosiddetta perché tradizionalmente reputata di epoca giudicale (O. Lilliu 1969), forse per la vetustà delle struttture, forse per la presenza di stemmi nobiliari in facciata. In realtà si tratta di uno dei rari esempi di architettura civile eretti a fine Cinquecento, particolarmente significativo perché legato a un momento di stasi edilizia che vede Oristano in fase di inarrestabile declino (A. Sanna, 1989). Il lungo prospetto è percorso da una cornice marcapiano aggettante articolata su due livelli differenti; su di essa si impostano le finestre del piano nobile con mostre intagliate in pietra trachitica verde. Quelle della zona più bassa presentano esili semicolonne con un intaglio che ripete nodi vasiformi affrontati e decorati a baccelli, analoghi a quelli del timpano triangolare poggiante su capitelli fitomorfi. Le finestre impostate sulla cornice più alta presentano invece stipiti modanati sormontati da una doppia cornice aggettante nella cui specchiatura sono inseriti clipei con stemmi nobiliari, in uno dei quali si scorge ancora l’albero diradicato. Interventi seriori hanno alterato e reso disomogeneo il piano terreno e l’erosione delle parti lapidee rende difficile la lettura del repertorio decorativo che, tuttavia, traddisce una sensibilità tardociquecentesca in cui elementi di matrice rinascimentale si fondono col gusto decorativo dei picapedrers legati al gotico-catalano. Nell’intaglio delle semicolonne a nodi baccellati è riscontrabile un’analogia con le decorazione frequentemente utilizzate, tra fine ’500 e inizio ’600, dagli argentieri sardi nelle suppellettili ecclesistiche.

Note bibliografiche

R. Salinas 1959, p. 372; O. Lilliu 1969, pp. 3-8; V. Mossa 1982, pp. 51-52; Sardegna 1984, p. 274; M. Manconi De Palmas 1984, p. 83, nota 49; V. Mossa, G. Pau 1986, p. 41; A. Sanna 1989, p. 192; A. Sari 1993, p. 114; A. Ingegno 1993, p. 312.

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