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Piazza Eleonora e statua di Eleonora d'Arborea

 Indirizzo: Piazza Eleonora - 09170 Oristano

La piazza più rappresentativa della città arborense, collocata nel cuore del centro storico, ha mantenuto l'impronta classicista conferitale nella prima metà dell'Ottocento. Su di essa si affacciano alcuni dei più significativi edifici della città: sul lato nord il complesso architettonico degli Scolopi (oggi adibito a Palazzo Civico), all'angolo del corso Umberto I l'elegante palazzo Corrias-Carta e l'ex palazzo municipale (oggi adibito a sede dell’Ufficio tecnico comunale), al lato opposto merita una menzione il settecentesco palazzo Mameli dai raffinati balconcini in ferro battuto.

Al centro della piazza è collocato il monumento a Eleonora d'Arborea, opera accademica e celebrativa dovuta a due fiorentini: lo scultore Ulisse Cambi e l'architetto Mariano Falcini. La statua della giudicessa fu inaugurata con la maggiore pompa e solennità possibile il 22 maggio 1881. Nei bassorilievi in bronzo - ai piedi della statua - sono scolpite la messa in rotta del campo aragonese nel Castello di Sanluri e la promulgazione della Carta de Logu. La giudicessa d'Arborea (nata nel 1345 o 1347 e morta, probabilmente di peste, intorno al 1403-1404) visse durante il periodo più glorioso e travagliato della storia della Sardegna: il Medioevo giudicale. Eleonora de Bas-Serra, sposatasi non prima del 1376, forse a Oristano, abitò col marito Brancaleone Doria a Castelgenovese (attuale Castelsardo), la cittadina più importante dei territori del coniuge, dove rimase per sei anni. Nel 1383, in seguito all'omicidio del fratello Ugone III, da Genova si precipitò nell’Isola per impossessarsi delle città, delle terre e dei castelli a lui appartenuti. La sua figura legata alla promulgazione, intorno al 1392, della nuova edizione della Carta de Logu.

Ulisse Cambi (1807-1895) nasce e vive a Firenze. Studia scultura nell'Accademia di Belle Arti conseguendo vari premi e menzioni. Si reca a Roma nel 1832 e qui realizza varie opere che mostrano il tentativo di ricercare forme e modi meno legati ai canoni neoclassici. Rientrato nella città natale, solo nel 1841 si afferma come accademico, docente, oltre che professionista, come testimoniano due suoi lavori presentati all’Esposizione del 1861. Negli anni successivi ripropone la scultura celebrativa accademica: Lo testimoniano il monumento al Duca di Wellington, nato dalla collaborazione con M. Falcini (Londra, 1857) e significativi monumenti (encomiastici o funerari) fiorentini.

Mariano Falcini (1804-1885) architetto, diplomatosi all’Accademia di Belle Arti, collabora con G. Poggi alla pianificazione e al «risanamento» urbanistico di Firenze (Capitale d’Italia) facendo parte - pochi anni dopo - dell’autorevole pool di professionisti che elabora il progetto della nuova Sinagoga della città toscana (1874-1882). Realizza opere e interventi di rilievo anche ad Acireale (Catania), Cortona (Arezzo), Pietrasanta (Lucca) e Prato.

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