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Il Giudicato d'Arborea: il territorio

Il territorio del giudicato d'Arborea, che si affacciava al mare lungo un esteso tratto di costa per la gran parte impervia e scoscesa, da Capo Pecora a Capo Mannu, racchiudeva le fertili pianure del bacino inferiore del fiume Tirso e del Campidano settentrionale, estendendosi verso oriente fino ai monti della Barbagia. Attraverso l'analisi del trattato di pace stipulato nel 1388 tra la giudicessa “reggente” Eleonora e il sovrano catalano-aragonese Giovanni I il Cacciatore è possibile ricostruire un quadro dettagliato dell'organizzazione amministrativa dell'Arborea e delle sue zone d'espansione. Il territorio era organizzato in distretti chiamati curatorìe (o usualmente partes), ognuno dei quali era formato da un certo numero di ville. Alle curatorìe sovrintendevano i curatores, ufficiali giudicali direttamente dipendenti dal governo centrale.

Con tutta probabilità era lo stesso giudice a sceglierli all'interno della famiglia regia, o tra i nobili più fedeli, a sottometterli alla sua persona, nonché a legarli in materia fiscale ed economica all'armentario de logu, alto funzionario amministrativo dello stato. Essi amministravano la giustizia civile e criminale e avevano il potere di alienare terre appartenenti al demanio giudicale. La villa era amministrata dal maior, un funzionario del giudice, che aveva competenze fiscali, giudiziarie e di polizia; da lui dipendevano parecchi funzionari subordinati che si occupavano dei pascoli e delle terre comuni, come ad esempio il maior bestiarum, sovrintendente a sua volta ai custodi di cavalli, vacche e pecore. Il territorio arborense era formato da tredici curatorìe che comprendevano 223 ville, molte delle quali oggi scomparse.

Per presidiare il confine con il giudicato di Cagliari furono costruiti il castello di Arquentu (o Erculentu), nella zona dell'attuale comune di Guspini; il castello di Monreale, collocato in una posizione strategica al centro dell'odierno Campidano, presso Sardara; il castello di Marmilla o di Las Plassas, che sorvegliava i confini sud-orientali rivolti alle curatorìe cagliaritane di Trexenta e Siurgus. Risalendo ancora il confine ad est con il giudicato di Cagliari furono innalzati i castelli di Laconi, Senis, Medusa (in territorio di Samugheo), Etzu (presso Fordongianus), Neoneli e Barigadu, per poter controllare le zone adiacenti le Barbagie. Lungo il confine settentrionale con il giudicato di Torres, furono eretti i castelli di Ghilarza e di Serla (situati nel territorio di Norbello), anche se questa frontiera era già difesa dai monti della Barbagia e del Montiferru.

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