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I gremi in Sardegna

In Oristano, contadini, sarti, falegnami, carreggiatori, scarpai, muratori, ferrai, vasai, bottai, fabbri e armaioli erano riuniti in corporazioni d'arti e mestieri.
Tali associazioni, chiamate gremi, erano del tutto simili nella struttura e nell'organizzazione alle corporazioni spagnole.

Originariamente menzionati con il nome di maestranza, offici, confraria o germanidad, a partire dal XVII secolo invece attestato il nome gremio, ancora oggi adoperato, che deriva dall'espressione “in gremio”, ovvero il mettersi “in grembo”, sotto la protezione di uno o più Santi patroni. I gremi sardi rispecchiano le caratteristiche sostanziali ed in particolare le formule statutarie mutuate dalle associazioni di mestiere barcellonesi, adeguate alla realtà locale. Le assemblee degli associati si tenevano nella cappella o nell'oratorio della chiesa intitolata al Santo patrono. Lo statuto dettava norme per la costituzione, l'amministrazione, i doveri religiosi, la disciplina professionale, gli esami per i nuovi soci, le controversie di lavoro, le norme per la conservazione dei libri amministrativi e contabili e la cura delle cose necessarie alle cappelle. Ogni associato era vincolato al rispetto di molteplici doveri religiosi, morali e sociali, poiché il principio di mutualità tra i soci era alla base del gremio.

L'associato era obbligato a partecipare a tutte le funzioni liturgiche ufficiali, alla solennità del Santo patrono e ai funerali dei soci. Durante la festa del patrono, il gremio sorteggiava o eleggeva i nuovi amministratori: il maggiorale, che ne era il rappresentante (talora erano due), e i probi uomini, sorta di consiglio particolare del maggiorale.

Grazie ad eredità, donazioni o pagamento di crediti, i gremi entravano in possesso di case e terreni, la cui rendita costituiva un'unità importante sul totale delle entrate di cassa. Inoltre, accrescevano i propri beni immobili con l'acquisto di terreni e la costruzione di edifici.

I maggiorali controllavano tutti gli introiti. Le voci delle uscite cambiavano secondo le diverse attività, mentre erano comuni a tutti i gremi le spese concernenti le feste dei Santi patroni, l'acquisto della cera per le candele e le spese relative ai funerali degli associati. L'attività dei gremi documentata fino alla seconda metà del XIX secolo, quando la legge del 29 maggio 1864 li abolì de iure, obbligandoli alla trasformazione in società di mutuo soccorso. Attualmente queste istituzioni sono ancora operanti nelle sole città di Sassari e Oristano.

In quest'ultima risultano costituiti i gremi dei Contadini di San Giovanni Battista, dei Falegnami di San Giuseppe e dei Muratori di Santa Lucia. Le prime due corporazioni, oltre ad avere il controllo dell'attività commerciale e artigianale, l'ultima domenica e martedì di Carnevale per antica tradizione organizzano la Sartiglia, secolare competizione equestre.

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