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Il periodo giudicale

La fondazione di Oristano, nella sua attuale disposizione può essere fissata intorno al 1070 quando il vescovo e il signore di Tharros si trasferirono nella nuova città, edificata in parte – secondo la leggenda – con il materiale di costruzione portato via dal sito precedente.
Un antico detto oristanese dice "da Tharru portan sa pedra a carru", per ricordare le fila di carri che muovevano, carichi di materiali, dalla città sul mare verso la nuova sede, detti materiali furono utilizzati per costruire i grandi palazzi, le chiese e nel periodo giudicale le imponenti mura e le torri a difesa del borgo.
Altri storici discordano da questa teoria, secondo questi esisteva una Aristamnum che diventerà Aristanis nella parlata locale, doveva sorgere nella struttura della antica Othoca, a metà strada fra Neapolis (nella zona di Marceddì) e Tharros appunto. Gli abitanti di questa dovendo abbandonare le proprie case affluirono in un centro preesistente con una struttura urbana essenziale già formata.
Varie sono le ipotesi circa il significato del nome Aristanis o Aristamnum: il problema si complica ulteriormente per le numerose varianti conosciute. In alcuni documenti antichi si incontra anche il nome Arborea, anch’esso con diverse varianti. Questo termine può essere facilmente associato alla parola "albero", per cui una spiegazione accettabile potrebbe essere che il nome Arborea indicasse il territorio ricco di alberi, entro il quale sorgeva Aristanis, i due nomi inizialmente venivano usati l’uno per l’altro, fino a che il primo rimase a indicare tutto il Giudicato e l’altro unicamente la città.

L’insediamento dei giudici e dei vescovi fra le povere case e capanne in mezzo a paludi e acquitrini segna il destino futuro di Oristano, diventerà la capitale del Giudicato più glorioso dell’isola, l’unico che contrasterà lo strapotere della corona Aragonese in Sardegna.
La domanda che a questo punto richiede una risposta esauriente è: chi erano i giudici e come sorsero i giudicati?

La spiegazione maggiormente attendibile fa riferimento alla progressiva evoluzione delle strutture governative bizantine in Sardegna, le vicende che sconvolsero l’Impero d’Oriente e il suo dominio nel Mediterraneo produssero effetti anche nell’isola, i poteri civili e militari sardi iniziarono a svincolarsi dal dominio straniero fino a nominare il Giudice per tutta l’isola. Le fonti indicano la presenza di Giudicati nei distretti territoriali preesistenti. La carica di giudice doveva essere elettiva sebbene il potere rimarrà nelle mani di poche famiglie, le più ricche e potenti: i de Lacon, i de Zori, i de Serra, i de Gunale, i de Orvu, i de Kerki, i Sogostas, ecc.
L’elezione dei giudici, seppure sia sconosciuto il metodo usato, doveva creare gelosie e contrasti per cui dalla seconda metà del XII secolo la successione avverrà per diritto ereditario. Il Medioevo sardo scrive le sue pagine più belle nel periodo Giudicale: i giudici di Arborea di Oristano rappresentano il centro di maggiore rilevanza politica isolana. Pur avendo commesso degli errori, non risultarono fatali come per altri giudici e la loro coerenza politica è un grande pregio.

Restando isolati agli influssi esterni, schivarono la causa principale della decadenza degli altri Giudicati ossia l’infiltrazione delle potenti famiglie sponsorizzate da Genova e Pisa (Doria, Malaspina, Donoratico, Massa, ecc.). Attraverso una accorta politica contrassero matrimoni e parentele che permisero loro di trovare un equilibrio stabile. Seppero anche destreggiarsi nelle contese fra Impero e Papato, lungimiranti nei loro progetti avevano l’ambizione di diventare gli unici signori dell’Isola: questa volontà contribuì ulteriormente alla realizzazione dei progetti.
L’alleanza arborense con Aragona non era destinata a durare a lungo, entrambi avevano propri inconciliabili progetti per la Sardegna: mentre i primi vedevano questo accordo vantaggioso per la riunificazione sotto un unico giudice di tutta l’isola, alla seconda occorrevano i territori e i porti sardi come una base di scalo degli intensi traffici nel bacino mediterraneo.
La guerra scoppiò inevitabilmente e si protrasse a lungo (circa un secolo riportano le cronache), con sorte decisamente sfavorevole per il Giudicato. Le forze in campo erano impari: alla civiltà contadina seppure progredita, all’economia prevalentemente agro-pastorale, al florido mercato agrario si contrapponeva l’Aragona ricca e potente e in quel momento al culmine dello splendore.
Fra i giudici che si succedettero al potere ricordiamo Barisone I, Ugone III, Mariano II de Serra con il quale inizia la successione ereditaria e gli si deve la costruzione della Torre di Porta Manna o Porta ‘e Ponti, chiamata anche di San Cristoforo.
Mariano IV precursore della politica di Eleonora: politico lungimirante non badava ai mezzi per confermarsi nel potere, per questo motivo non sempre tenne fede alle promesse e alle alleanze e fu discontinuo nelle amicizie. Fu sempre sul punto di realizzare i propri obiettivi che invece puntualmente svanivano. È importante sottolineare la sua opera di legislatore, da queste basi partirà Eleonora per promulgare la "Carta de Logu".