Sito istituzionale del Comune di Oristano
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Oristano rappresentava il centro politico, amministrativo e militare intorno a cui ruotava la vita pubblica giudicale. La presenza dei giudici con la corte e i funzionari di governo, la residenza del vescovo delinearono la struttura urbana e architettonica della città.
Il palazzo giudicale attiguo alle mura della città era la residenza del Giudice e della sua famiglia, sufficientemente vasto rispetto allo standard edilizio dell’epoca, conteneva al suo interno uffici amministrativi e giudiziari. Purtroppo attualmente non resta più niente di tale magnificenza, al suo posto sorge oggi il Carcere Mandamentale di Piazza Mannu.
Il centro abitato era circondato da possenti mura, in punti strategici erano localizzate le porte d’ingresso in città: Porta Manna, che ammiriamo nella Piazza Roma, fatta costruire da Mariano II e a lui dedicata; Portixedda, in Via Solferino; Porta a Mari che doveva sorgere a difesa del palazzo giudicale. Non era una grande superficie come si intuisce, ma la parte racchiusa dalle mura occupava uno spazio superiore rispetto alle esigenze abitative, è stato stimato dieci volte la sua popolazione.
L’espansione dei borghi fuori le mura, modificherà lo spazio urbano e soprattutto darà un contributo innegabile a beneficio della scarsa igiene del tempo. Le vie e i vicoli erano ricche di rigagnoli, cumuli di immondizie e letame, fangose in inverno e polverose in estate, inoltre gli acquitrini e le paludi di cui era circondata Oristano attiravano zanzare e altri insetti nocivi, la malaria rappresentava di conseguenza un nemico forse peggiore dei conquistatori esterni.
Sorsero abitazioni a ridosso o lontano dalla cinta muraria: si creò in questo modo una divisione sia fisica che di classe tra coloro che abitavano dentro le mura, nobili, ricca borghesia, commercianti e professionisti; e quelli che stavano fuori, contadini, pastori, artigiani, ecc.
Il tessuto urbano era generalmente costituito da abitazioni basse, le costruzioni più dignitose, che erano comunque presenti, appartenevano a famiglie di un certo riguardo. Numerose erano le stalle, segno che cavalli e asini erano i principali mezzi di locomozione e davano il loro contributo anche nei lavori quotidiani. Le macine azionate dall’asino ne sono un classico esempio: viene chiamato in dialetto "molenti", dal latino "molere", macinare.
La popolazione vestiva con il costume tipico, le eccezioni appartenevano ai ceti sociali più alti, formati fuori dall’isola avevano acquisito anche mode e costumi esterni.
L’espansione della città nei nuovi sobborghi conservava il tessuto medievale esistente, solo nella seconda metà del 1800 il centro cittadino assunse la struttura attuale sviluppandosi intorno alla Piazza Eleonora d’Arborea e al Corso Umberto.