Oristano Città Regia
Il vigore e l'originalità dell'urbanistica della
città giudicale cede il passo, durante la breve età del marchesato d'Oristano
(1410-1478) e nel più lungo periodo Spagnolo (1479-1720), ad un'epoca di
risoluta depressione insediativa, benché l'avvio del periodo spagnolo
corrisponda alla concessione del rango di Città Regia a Oristano.
A causa
della depressione demografica, causata in particolare dalla lunga guerra
marchionale e a partire dal primo Cinquecento dagli attacchi barbareschi,
Oristano, in funzione soprattutto della controriforma tridentina, a partire
dal tardo Cinquecento conobbe una affermazione alquanto vivace di nuove
strutture ecclesiastiche, spesso connesse a conventi.
Oltre ai cospicui
interventi seicenteschi nella Cattedrale, tra Cinque e Seicento annoveriamo
l'insediamento di numerosi ordini religiosi sia all'interno della cinta muraria
sia all'esterno che danno vita all'edificazione di numerosi luoghi di culto
ancora oggi esistenti nel territorio cittadino: i Domenicani (via Lamarmora e
San Martino), i Cappuccini (Chiesa e convento di Maria Immacolata), i Gesuiti
all'interno (via San Saturnino), i Carmelitani (via Carmine), gli Scolopi con la
chiesa di San Vincenzo (Piazza Eleonora), i Minori Osservanti (Piazza Manno).
Entro la metà del secolo XVI fu edificata la prima chiesa dei Borghi, quella di
San Sebastiano.
Accanto alle chiese annesse ai conventi devono prendersi in
considerazione le chiese, le cappelle e gli oratori eretti o rinnovati nella
stessa epoca in funzione delle confraternite e dei gremi di
Oristano.
L'architettura civile in questo lungo periodo è limitata alla
edificazione della Casa di Città, ossia il Palazzo Municipale, tra Piazza
Municipio e Piazza Martini (l'odierno Ufficio tecnico), terminato nel 1563,
sotto Filippo IV.
Indubbiamente molteplici palazzi, caratterizzati da
membrature gotico-aragonesi, sorsero nel XVI-XVII secolo in vari quartieri del
centro, benché gli esempi giunti sino a noi in buono stato di conservazione
siano limitati al Palazzo De Castro (Via De Castro) e alla c.d. Casa di Eleonora
(Via Parpaglia).
Singoli elementi di gusto gotico-aragonese si riconoscono
comunque in abitazioni di Via Crispi, via Vittorio Emanuele, Vico Arcais, Corso
Umberto, Vico Umberto.
In età sabauda ad una limitatissima inserzione di
nuovi edifici chiesastici (Chiesa e convento delle Cappuccine, Chiesa di Santa
Caterina in adiacenza alla Torre di San Cristoforo, nuova Chiesa e convento di
N.S. del Carmine) corrispose la ricostruzione settecentesca, in forme barocche,
della Cattedrale, che rispettò comunque l'orientamento del complesso medievale,
conservando il campanile e ampliando il primitivo Seminario Arcivescovile.
Il
Marchese d'Arcais diede una forte impronta architettonica alla Via Dritta (Corso
Umberto) commissionando nell'ottavo decennio del XVIII secolo al Viana, (che
aveva parimenti eretto il nuovo complesso carmelitano di Oristano, secondo il
gusto Rococò) il proprio palazzo.
La cinta muraria giudicale soffriva della
condizione infelice della città passata dal rango di Capitale del Regno
d'Arborea a città Regia del Regno di Spagna. La città di Oristano se da un lato
commissionò nel secolo XVI all'architetto Rocco Cappellino un progetto di
revisione delle fortificazioni urbane, che avrebbe comportato la edificazione di
bastioni, dall'altro si trovò priva di risorse, né riuscì ad ottenerne dal
sovrano, per realizzare le nuove opere.
L'unico intervento di vasto respiro
che si ebbe nella cinta muraria, durante la seconda metà del XVI secolo,
riguardò le mura di Portixedda, dove la torre quadrangolare di Mariano II fu
inscritta in un nuovo torrione a pianta circolare. Lo scavo archeologico ha
evidenziato che all'atto della costruzione della torre rotonda la precedente
fortificazione venne in parte demolita e si riusarono i suoi conci squadrati per
la nuova struttura.
I materiali più recenti rinvenuti in esso ci offrono il
termine cronologico dopo il quale datare la nuova torre. Un denaro reale di
Alfonso d'Aragona (1416-1458), coppe del tipo a 'spirali arancio' di botteghe di
Montelupo (XVI sec.) e graffiti di produzione oristanese dello stesso secolo
indicano il secolo XVI come momento della costruzione della nuova torre. Si noti
che il torrione circolare non figura nella pianta di Oristano di Rocco
Capellino, redatta nel 1577, come progetto di ristrutturazione delle mura
cittadine. Tale torrione appare con una torre gemella nel disegno prospettico di
Oristano, contenuto nella Carta della Sardegna di Fabio Licinio dello stesso
secolo XVI.
I borghi non rivelano nuovi interventi di vasto respiro ad
eccezione della chiesa di Sant' Efisio, eretta a partire dal 1793.