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Oristano Giudicale

L'evento principe che dovette mutare definitivamente lo status di Aristianis è costituito dal trasferimento da Tharros in Oristano della sede dell'Arcivescovo arborense e del "giudice" d'Arborea. Tale trasferimento, secondo un antico codice manoscritto consultato dallo storico GianFrancesco Fara intorno al 1580, sarebbe avvenuto intorno al 1070.
Nel 1070, dunque, Aristianis dovette guadagnare lo status di civitas, benché ci sfuggano precisamente i caratteri giuridici ed anche urbanistici di questa prima fase.
Il trasferimento in Oristano delle massime autorità ecclesiastica e civile-militare del Giudicato d'Arborea dovettero avere delle precise conseguenze sul piano urbanistico, poiché l'area della chiesa di S.Maria-San Michele dovette divenire la sede arcivescovile, con la chiesa trasformata in Cattedrale, la costituzione dell'episcopio e di tutte le altre strutture connesse al ministero episcopale. D'altro canto nelle aree limitrofe entro il XII secolo dovettero aggiungersi alle chiese dello Spirito Santo e di San Saturno, almeno la Chiesa di San Mauro e forse già la chiesa di Sant' Antonio con annesso ospedale, benché essa sia nota solo a partire dal 1335.
Dove si localizzasse il palazzo giudicale, nella fase originaria della nuova capitale d'Arborea è incerto.
Acquisiamo certezza dell'esistenza del palazzo giudicale in Oristano solo nel 1263, allorquando il "palatium iudicis Arboreae" è documentato nella cronaca dell'arrivo in Oristano dell'Arcivescovo di Pisa Federico Visconti. Purtroppo ignoriamo la localizzazione di tale palatium fino al 1335, quando nel testamento del "giudice" Ugone II  apprendiamo la puntuale localizzazione del palazzo regio su un lato della piazza della Maioria, l'odierna Piazza Manno.
Insieme al polo amministrativo-civile del Giudicato e al polo arcivescovile, deve essere considerato elemento fondante della nuova fisionomia urbanistica della città del XII secolo, l'insediamento del portus dei mercanti genovesi. Il portus, ossia la struttura commerciale genovese interna alla città, costituito su beneplacito del "giudice" Pietro I nel 1188 si localizza nella odierna via Vittorio Emanuele, costituendo in sostanza una sorta di cerniera tra il polo amministrativo e quello Ecclesiatico.
Il portus era composto da cento botteghe che assicuravano una crescita imponente economico-sociale della città, tant'è vero che il termine portus continuerà a definire l'intera città entro le mura una volta che esse vennero costruite da Mariano II tra il 1290 e il 1293.

Nel corso del XIII secolo la strutturazione del polo ecclesiastico oristanese poté arricchirsi dell'insediamento del convento e della chiesa gotica di San Francesco e della ristrutturazione della Chiesa di Sant'Antonio in forme gotiche.
L' impronta nuova alla capitale giudicale fu data dal grande "giudice", di educazione toscana, Mariano II.
A questo sovrano si deve una politica edificatoria che investì ad un tempo la città capitale e il territorio giudicale. A Mariano II è attribuibile su base epigrafica il castello di Monforte della Nurra, l'importantissimo castello di Monreale, la cattedrale di Dolianova, nelle forme del tardo duecento, il San Pietro di Zuri, il sistema di fortificazioni e il castello di Oristano.
Due iscrizioni pertinenti rispettivamente alla Torre di San Cristoforo e alla Torre di San Filippo documentano l'arco cronologico, compreso tra il 1290 e il 1293, in cui fu compiuta l'intera opera di fortificazione del centro di Oristano ad opera di Mariano II. L'anonimo architetto autore del magnifico progetto dovette includere in questa cinta muraria gli ampi spazi inedificati a sud est del nucleo abitato di origine altomedievale, tra la piazza della Maioria e la chiesa di San Saturno, il polo della mercatura e il polo ecclesiastico.
La città vantava un circuito murario di 2,007 km, che abbracciava una superficie trapezoidale di 32 ettari. Le torri erano ventotto, di cui due gemelle, quella di San Filippo e l'altra di San Cristoforo (l' unica superstite).
La torre di San Cristoforo, provvista dell'epigrafe di Mariano II del 1290, doveva fungere da torre campanaria della capitale giudicale, benché l'attuale campana risalga al 1430, ossia al periodo del marchesato di Oristano, succeduto alla fine del Giudicato d'Arborea nel 1410.
Le altre porte della città erano Porta Mari, ad ovest della torre di San Filippo, la porta  occidentale, forse detta di Sant' Antonio, e la porta di levante, denominata Portixedda.
Un complesso fortificato proteggeva il palazzo giudicale che si estendeva a nord, definendo il lato occidentale della Piazza della Maioria, attuale Piazza Manno.
Indubbiamente anche il Palazzo dovette rientrare nell'originario progetto di Mariano II benché le fonti storiche, come ha osservato il Mele, assicurino che la conclusione dei lavori avvenne solo nel quarto o nel quinto decennio del XIV secolo.
Attualmente il paesaggio urbano di Oristano è segnato da scarsi frammenti visibili di questa cinta muraria che appaiono nelle pertinenze del Seminario Arcivescovile e del convento di San Francesco lungo la via Cagliari e nei giardini che si affacciano sulla via Diego Contini. Nella Piazza Roma risalta in tutta la sua monumentalità la torre di San Cristoforo o di Porta Manna, con il principale accesso alla città da nord.
L'antica via San Sebastiano, corrispondente all'odierna via Mazzini, si è andata strutturando nel corso della seconda metà del secolo XVIII e nella prima metà del secolo seguente lungo il lato nordorientale delle mura medievali, attraverso l'addossarsi di botteghe di artigiani e di abitazioni alla cinta muraria.
Altre tracce delle mura si colgono nei giardini privati tra le vie Solferino e Gio Maria Angioy, in particolare nella proprietà Loy, tra le vie Ichnusa e Solferino.
Nella Piazza Manno sono scomparse nel 1907 le testimonianze del complesso architettonico difensivo del lato meridionale, articolato nella torre di San Filippo, che dava accesso al castello retrostante, e nella porta Mari, l'uscita sud della città verso Santa Giusta.
E' probabile che l'assetto viario e gli isolati, composti prevalentemente da abitazioni e botteghe, oltre che da qualche edificio pubblico come i bagni, in cui si strutturava il centro cittadino entro le mura, fossero sostanzialmente analoghi a quelli attuali del centro storico. Infatti i grandi interventi di edilizia, prevalentemente sacra, di età spagnola e sabauda sembra abbiano riqualificato spazi precedentemente insediati seppure con altra destinazione d'uso rispetto a quella ecclesiastica.
Sulla base del confronto con città di impianto medievale saremmo portati a ricercare in età giudicale una quadripartizione del centro cinto dalle mura in quattro quartieri, scanditi dalle strade che andavano da Porta Ponti a Porta Mari e dalla Porta di Sant' Antonio a Portixedda:

  • QUARTERI DE PORTA MARI (corrispondente a su quarteri de Santu Antoni o de Santu Franciscu).
  • QUARTERI DE PORTA PONTI
  • QUARTERI DE SANTA CLARA
  • QUARTERI DE SANTU SADURRU (corrispondente a su quarteri de Sa Ruga noa, de Ungroni de Bangiu, de Prexoni).

E' possibile, come ammesso dalla storica Pinuccia Simbula, che  la suddivisione in quattro quartieri fosse connessa all'amministrazione civica con un podestà ed una assemblea civica forse di dodici consiglieri, tre per quartiere, la cui sede è incerta ma che potrebbe individuarsi nella Loggia della Piazza della Maioria, dirimpetto al Palazzo Giudicale. A parte stava il Consiglio maggiore della città forte di almeno 100 membri che soleva riunirsi nel refettorio dei conventuali.
A "su Pottu" o Città murata si contrapponeva "su Brugu", o il borgo con una evidente differenziazione sociale, essendo il primo sede dei poteri religioso, civile ed economico-mercantile, il secondo sede dei gruppi sociali minori dei contadini e degli artigiani minuti.
Nei documenti tra Quattrocento e Ottocento si registra una ricca varietà di denominazioni che tuttavia confermano la suddivisione de su Brugu in cinque unità, distribuite in una fascia che circoscriveva la cinta muraria da Nord a Sud, con l'esclusione del settore occidentale:

  • BRUGU DE SU SCARAHIONI ( o de Pontixeddu) [Via Tharros-Via Tirso].
  • BRUGU DE SOS CONGIOLARGIOS [Via Mazzini, Vico Mazzini, Via Figoli]
  • BRUGU DE SA MADALENA ( o de su Putzu de su Castellanu) [Via Ricovero e strade adiacenti].
  • BRUGU (suburbiolum Noni) [il borgo per eccellenza: da via Vittorio Veneto a Sant' Efisio a via Solferino]
  • BRUGU DE SANTU LAZARU [Via Arborea, Via Aristana, Via Palmas verso l'antica Chiesa e Lazzaretto di San Lazzaro, ubicata presso l'attuale mercato del Sacro Cuore].

Aldilà della città articolata in Pottu e Brugu, nel settore occidentale, si avevano sin dal medioevo degli insediamenti monastici e delle Chiese con possedimenti agricoli annessi: San Martino, di regola benedettina, San Pietro de Claro (presso l'odierno cimitero di San Pietro), San Nicola (ugualmente di regola benedettina dei Cassinesi) e San Giovanni de Venis, nota sin dal 1301, acquisita in età spagnola dal Gremio dei Contadini (attualmente nota come San Giovanni de froris o di fuori).