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Nel corso del XIII secolo la strutturazione del polo ecclesiastico oristanese
poté arricchirsi dell'insediamento del convento e della chiesa gotica di San
Francesco e della ristrutturazione della Chiesa di Sant'Antonio in forme
gotiche.
L' impronta nuova alla capitale giudicale fu data dal grande
"giudice", di educazione toscana, Mariano II.
A questo sovrano si deve una
politica edificatoria che investì ad un tempo la città capitale e il territorio
giudicale. A Mariano II è attribuibile su base epigrafica il castello di
Monforte della Nurra, l'importantissimo castello di Monreale, la cattedrale di
Dolianova, nelle forme del tardo duecento, il San Pietro di Zuri, il sistema di
fortificazioni e il castello di Oristano.
Due iscrizioni pertinenti
rispettivamente alla Torre di San Cristoforo e alla Torre di San Filippo
documentano l'arco cronologico, compreso tra il 1290 e il 1293, in cui fu
compiuta l'intera opera di fortificazione del centro di Oristano ad opera di
Mariano II. L'anonimo architetto autore del magnifico progetto dovette includere
in questa cinta muraria gli ampi spazi inedificati a sud est del nucleo abitato
di origine altomedievale, tra la piazza della Maioria e la chiesa di San
Saturno, il polo della mercatura e il polo ecclesiastico.
La città vantava un
circuito murario di 2,007 km, che abbracciava una superficie trapezoidale di 32
ettari. Le torri erano ventotto, di cui due gemelle, quella di San Filippo e
l'altra di San Cristoforo (l' unica superstite).
La torre di San Cristoforo,
provvista dell'epigrafe di Mariano II del 1290, doveva fungere da torre
campanaria della capitale giudicale, benché l'attuale campana risalga al 1430,
ossia al periodo del marchesato di Oristano, succeduto alla fine del Giudicato
d'Arborea nel 1410.
Le altre porte della città erano Porta Mari, ad ovest
della torre di San Filippo, la porta occidentale, forse detta di Sant'
Antonio, e la porta di levante, denominata Portixedda.
Un complesso
fortificato proteggeva il palazzo giudicale che si estendeva a nord, definendo
il lato occidentale della Piazza della Maioria, attuale Piazza Manno.
Indubbiamente anche il Palazzo dovette rientrare nell'originario progetto di
Mariano II benché le fonti storiche, come ha osservato il Mele, assicurino che
la conclusione dei lavori avvenne solo nel quarto o nel quinto decennio del XIV
secolo.
Attualmente il paesaggio urbano di Oristano è segnato da scarsi
frammenti visibili di questa cinta muraria che appaiono nelle pertinenze del
Seminario Arcivescovile e del convento di San Francesco lungo la via Cagliari e
nei giardini che si affacciano sulla via Diego Contini. Nella Piazza Roma
risalta in tutta la sua monumentalità la torre di San Cristoforo o di Porta
Manna, con il principale accesso alla città da nord.
L'antica via San
Sebastiano, corrispondente all'odierna via Mazzini, si è andata strutturando nel
corso della seconda metà del secolo XVIII e nella prima metà del secolo seguente
lungo il lato nordorientale delle mura medievali, attraverso l'addossarsi di
botteghe di artigiani e di abitazioni alla cinta muraria.
Altre tracce delle
mura si colgono nei giardini privati tra le vie Solferino e Gio Maria Angioy, in
particolare nella proprietà Loy, tra le vie Ichnusa e Solferino.
Nella Piazza
Manno sono scomparse nel 1907 le testimonianze del complesso architettonico
difensivo del lato meridionale, articolato nella torre di San Filippo, che dava
accesso al castello retrostante, e nella porta Mari, l'uscita sud della città
verso Santa Giusta.
E' probabile che l'assetto viario e gli isolati, composti
prevalentemente da abitazioni e botteghe, oltre che da qualche edificio pubblico
come i bagni, in cui si strutturava il centro cittadino entro le mura, fossero
sostanzialmente analoghi a quelli attuali del centro storico. Infatti i grandi
interventi di edilizia, prevalentemente sacra, di età spagnola e sabauda sembra
abbiano riqualificato spazi precedentemente insediati seppure con altra
destinazione d'uso rispetto a quella ecclesiastica.
Sulla base del confronto
con città di impianto medievale saremmo portati a ricercare in età giudicale una
quadripartizione del centro cinto dalle mura in quattro quartieri, scanditi
dalle strade che andavano da Porta Ponti a Porta Mari e dalla Porta di Sant'
Antonio a Portixedda:
E' possibile, come ammesso dalla storica Pinuccia Simbula, che la
suddivisione in quattro quartieri fosse connessa all'amministrazione civica con
un podestà ed una assemblea civica forse di dodici consiglieri, tre per
quartiere, la cui sede è incerta ma che potrebbe individuarsi nella Loggia della
Piazza della Maioria, dirimpetto al Palazzo Giudicale. A parte stava il
Consiglio maggiore della città forte di almeno 100 membri che soleva riunirsi
nel refettorio dei conventuali.
A "su Pottu" o Città murata si contrapponeva
"su Brugu", o il borgo con una evidente differenziazione sociale, essendo il
primo sede dei poteri religioso, civile ed economico-mercantile, il secondo sede
dei gruppi sociali minori dei contadini e degli artigiani minuti.
Nei
documenti tra Quattrocento e Ottocento si registra una ricca varietà di
denominazioni che tuttavia confermano la suddivisione de su Brugu in cinque
unità, distribuite in una fascia che circoscriveva la cinta muraria da Nord a
Sud, con l'esclusione del settore occidentale:
Aldilà della città articolata in Pottu e Brugu, nel settore occidentale, si avevano sin dal medioevo degli insediamenti monastici e delle Chiese con possedimenti agricoli annessi: San Martino, di regola benedettina, San Pietro de Claro (presso l'odierno cimitero di San Pietro), San Nicola (ugualmente di regola benedettina dei Cassinesi) e San Giovanni de Venis, nota sin dal 1301, acquisita in età spagnola dal Gremio dei Contadini (attualmente nota come San Giovanni de froris o di fuori).