Oristano Neoclassica
Una nuova impronta alla città di Oristano fu data nel
secolo XIX da tre architetti, Antonio Cano, Giuseppe Cominotti e soprattutto
Gaetano Cima, artefici di vari interventi..
In particolare la Piazza
Eleonora assume un ruolo centrale con la costituzione del prospetto
neoclassico del Convento degli Scolopi (attuale Municipio) del Cano e la
edificazione del Palazzo Carta Corrias (angolo Piazza Eleonora-Corso Umberto)
del Cima. Allo stesso Cima si deve la ricostruzione dell'odierna San Francesco
ad impianto centrale dopo il crollo della chiesa incompleta del Cano. Al
Cominotti si devono i due cappelloni neoclassici del Duomo.
L'aura
neoclassica conquisterà la città sino al tardo Ottocento, quando sorgeranno
nuovi prospetti di chiese (San Mauro, SS. Trinità, S. Lucia) e di palazzi
(Palazzo Parpaglia in particolare), un teatro (San Martino), tutti informati al
gusto spesso incredibilmente attardato neoclassico.
Il Novecento conoscerà da
un lato la diffusione piuttosto precoce del cemento armato, che consentirà
apprezzabili risultati nell'edilizia privata (il palazzo Falchi in Corso Umberto
in primis), dall'altro una tenue presenza di strutture Liberty (villette di via
Santa Chiara e del Viale San Martino).
L' impronta del Razionalismo
trionfante nella vicina Mussolinia di Sardegna (l'odierna Arborea) non
lascerà sostanziali tracce in Oristano poiché due rilevantissimi progetti di
innovazione urbanistica della città nell'area compresa tra il Seminario e la via
Cagliari e presso Piazza Mariano non avranno esito.
Devono comunque
segnalarsi i sobri esempi di architettura del Ventennio costituiti dal Palazzo
del Consorzio di Bonifica in via Cagliari e il nuovo ponte sul Tirso del
1936.