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Giornata della memoria - Nella scuola di via Solferino l'Ulivo della memoria

  26 01 2021    |    Tematiche: Cittadini e vita pubblica Vita di città    |    Io sono: Associazione Cittadino Studente

Il Comune di Oristano celebrerà la Giornata della Memoria con una sobria cerimonia che si svolgerà nel giardino della Scuola Primaria di via Solferino.

Domani, alle 12,30, si procederà alla intitolazione dell’Ulivo della memoria, piantumato in ricordo delle vittime delle persecuzioni antiebraiche, per non dimenticare i bambini e gli adolescenti vittime della Shoah e per onorare i deportati italiani nei campi nazisti nonché i giusti che si opposero alla barbarie.

Sarà scoperta una targa con una citazione della senatrice a vita Liliana Segre: “Coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza per ricordarci che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare”.

La cerimonia si svolgerà nel rispetto delle norme anti Covid alla presenza del Sindaco Andrea Lutzu, degli Assessori all'Ambiente e alla Cultura e pubblica istruzione Gianfranco Licheri e Massimiliano Sanna, d'intesa con la Dirigente scolastica Maria Giovanna Pilloni, i docenti e due classi quinte.

A causa delle restrizioni imposte dall'emergenza sanitaria da Coronavirus il programma delle manifestazioni è stato fortemente condizionato.
Il Sindaco Andrea Lutzu, il Prefetto Gennaro Capo e il Presidente dell'ANPI di Oristano Carla Cossu hanno però voluto rivolgersi ai cittadini affidando a un manifesto affisso in città un messaggio congiunto sull'importanza della memoria e sul ricordo della barbarie nazifascista. 

"La Giornata della Memoria fu istituita con apposita Legge nazionale, «in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere». Essa attinge alle nostre coscienze di uomini e cittadini liberi e consapevoli, affinché non prevalga l’oblio. Anche nelle attuali circostanze che impediscono di celebrare questa ricorrenza con la condivisione e la comunanza degli scorsi anni le Istituzioni devono, possono e vogliono ribadire all’unisono l’importanza di non dimenticare «quel che è stato» - si legge nel manifesto -. Milioni di persone, uomini, donne e bambini, subirono le tragiche conseguenze della barbarie nazifascista e dei suoi piani di sterminio: ebrei, slavi, oppositori politici, sindacalisti, operai scioperanti, omosessuali, sacerdoti, rom e sinti, Testimoni di Geova, malati e disabili, asociali e prigionieri di guerra vennero rinchiusi nei lager e furono condannati alla fame, alla privazione della dignità umana, al lavoro coatto, alle torture e, spesso, direttamente alla morte. Circa un milione di italiani, soprattutto soldati catturati dopo l’8 settembre 1943, condivisero questa tragica sorte".

"L’aspetto più spaventoso è la precisione della macchina dello sterminio e le modalità con cui tale disegno venne attuato. Dopo un lungo silenzio, motivato dall’orrore della rievocazione e dalla paura di non essere creduti, i sopravvissuti, spesso irrimediabilmente piagati nel corpo e nello spirito, hanno raccontato il loro calvario. Ora che quasi tutti non ci sono più, a noi spetta il compito di raccogliere la loro terribile verità, il loro testamento morale e civile, ricordando e trasmettendo a nostra volta alle generazioni future il ricordo di quanto accaduto, perché - come diceva Primo Levi - se «è avvenuto, può succedere ancora»! Purtroppo oggi, in Italia e nel mondo, si moltiplicano episodi di negazionismo, razzismo, profanazione, distruzione di luoghi e oggetti commemorativi, attacco alle istituzioni democratiche e antisemitismo. Individui e gruppi tentano frequentemente di oltraggiare la memoria richiamando esplicitamente l’ideologia nazifascista e alcuni dei suoi simboli inclusi i forni crematori".

Il messaggio si conclude con un ammonimento e un auspicio: "Nessuno sottovaluti o resti indifferente di fronte a questi episodi. Possa questo Messaggio ricordare e ammonire sull’importanza della Memoria di ciò che accadde. Ancor più ora: nella distanza fisica, ma nella vicinanza dei valori e delle scelte".

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